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Dalla redazione
giovedì 21 ottobre 2021

Tocai: autentica usurpazione

UN DONO NUZIALE INOPPORTUNO

Sandra Bertelle


 

La diatriba Prosecco/Prosek rievoca un’altra storia

 

Parliamo di quello che un tempo era chiamato tocai, poi tocai friulano, infine solo friulano. È un vitigno a bacca bianca discendente dal Sauvignonasse di Bordeaux, area dalla quale è poi sparito per lasciare il posto al sauvignon blanc. Ambientatosi in Veneto e Friuli-Venezia-Giulia, ha trovato nell’estremo oriente friulano la sua terra d’elezione, tanto da essere ritenuto un vitigno autoctono. Se ne produce un vino tra i più amati ed apprezzati di questa regione dalla notevole rilevanza enologica. Un vino che “legge” la zona di produzione: si presenta con caratteri diversi se proviene da pianure sabbiose, da colline calcaree o da ghiaia di fiume. Vino, comunque, sempre identitario ed emblematico: non fu un caso se venne appellato tocai friulano.

Ma l’annosa vicenda legale ci racconta altro. Nel 1962 la ditta Monimpex di Budapest intentò causa ai baroni Economo di Aquileia per ottenere legittimazione all’uso del nome Tocai. In quell’occasione, la sentenza della Corte di Cassazione risultò favorevole agli italiani.In seguito, nel 1993, l’accordo tra CEE e governo ungherese avrebbe vietato l’utilizzo del termine tocai al di fuori dell’Ungheria, a partire dal 31 marzo 2007: si adottò il criterio geografico, in quanto Tokaj è la regione ai piedi dei Carpazi dove si produce il vino Tokaji.

Il 19 giugno 2006 il Governo italiano firmò un decreto che avrebbe consentito di chiamare il vino bianco prodotto in Friuli indistintamente tocai friulano, tocai italico o friulano. La Regione FVG, con l’appoggio del Ministero delle Politiche Agricole, cercò, con decreto regionale e senza successo, di ripristinare il nome tocai. Ma, dal giugno 2008 trovò attuazione la disposizione Cee del 1993.

Da allora in Veneto si produce tai, in Friuli-Venezia-Giulia si produce friulano. Ancora oggi, tuttavia, non è inusuale sentir parlare di tocai in FVG. Non è semplice nostalgia (come farebbe pensare il termine commerciale IACOT che un paio di produttori riporta in etichetta): i caparbi friulani ritengono che sia stata perpetrata un’autentica usurpazione.Del resto, il Tokaji ungherese è tutto un altro vino. È un vino dolce, prodotto da uve furmint, hárslevelü e muscat, appassite e botritizzate.

Non manca un risvolto romantico e leggendario. Si vuole che il vitigno furmint prenda il nome dalla nobile friulana Aurora Formentini. Nel 1632 Aurora partì da San Floriano in Collio per andare in sposa al conte ungherese Adam Barthyan. Tra i beni portati in dote, anche “vitti di Toccai 300” e “litri 35 di Ribolla*. Questo dono nuziale ha reso la giovane Aurora, suo malgrado, icona della rivendicazione del nome Tocai.

 

 

*Vedi “Vitti di Toccai…300” di Cristina Burcheri e Stefano Cosma, edizioni Della Laguna, 2001.

 

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