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Dalla redazione
mercoledì 9 novembre 2022

Universo gin

dal distillato all' utilizzo in miscelazione

Federico Cocchetto


Ci voleva un “gustosofo” ma non solo, per soverchiare l’analisi sensoriale del centinaio di appassionati
presenti mercoledì 26 ottobre all’Hotel Maggior Consiglio, per la serata dedicata alla bevanda spiritosa attualmente più in voga a livello mondiale: il gin.

I primattori sono stati Michele Di Carlo, docente, filosofo del gusto (gustosofo), consulente di grandissima esperienza ed Emanuele Russo, che alla gestione del suo locale abbina docenza e consulenza. La serata si è quindi svolta intrecciando l’analisi degli spirits in degustazione alla modalità di conduzione dell’analisi stessa, ma anche toccando i cardini della mixology e l’approccio più identitario per valorizzare la miscela migliore.

Il percorso è partito da alcune nozioni storiche che vedono in Olanda gli albori del gin e, sempre di origine olandese, tal Gugliemo III d’Orange che divenne anche re d’Inghilterra importando nell’isola il distillato: piacque così tanto da diventare addirittura un problema sociale di consumo e dipendenza. Certo è che, a dirla tutta, vi sono tracce anche italiane nella storia del gin; pare infatti che i monaci dell’orto botanico della Scuola Salernitana facessero distillazioni a base di ginepro.
La seconda parte della serata verteva sulle modalità di analisi sensoriale che, secondo Di Carlo, dovrebbe essere condotta ascoltando con molta più attenzione i nostri sensi sia dal punto dell’edibilità che della piacevolezza. Per ultima, ma non da ultima, la capacità di produrre miscele diverse è stata considerata sia nei termini di scelta delle materie prime, sia delle sfumature tra prodotti uguali, sia del risultato che si vuole ottenere per soddisfare la richiesta dell’ospite. Ecco che un gin tonic, ad esempio, può risultare diversamente soddisfacente utilizzando gin diversi, ma anche acque toniche diverse, come anche pestando la sola buccia invece che l’intera fetta di lime.

Una serata condita a tratti dall’istrionismo di Michele e dagli aneddoti di Emanuele, in cui i 4+1 gin in degustazione (4 noti e 1 mascherato) sono stati apprezzati:


Il PRIMO (intruso, la cui identità non è stata rivelata) - è stato preso come esempio negativo: la permanenza nel cavo orale è risultata per nulla piacevole, dovuta principalmente a sensazioni tattili acetoniche. Neppure il risciacquo con l’acqua ha ristabilito l’equilibrio.

BARMASTER 42,9° - Italia – l’intensità olfattiva si è sviluppata con sentori di ginepro, poi agrumi ed erbe aromatiche, fa salivare e chiede di essere deglutito. Dimostra un equilibrio didattico. L’acqua pulisce senza nessuna fatica.

CAORUNN 41,8° - Scozia – l’incipit dei profumi rivela prima i cereali e poi il ginepro, quindi erbe officinali secche e buccia d’arancia con persistenza neutra e mascolina. Pulizia idratante senza problemi. 

CANAIMA 47,0° - Venezuela – la tropicalità dei frutti sale in cattedra, con lunghi echi finali di ananas. Lineare la coerenza olfattiva e gustativa. Nel cavo orale, che l’acqua pulisce bene, resiste qualche scia floreale e piccante.

GIN PURO 56,3° - Italia – l'impronta del ginepro al naso è particolarmente intensa, seguita da cereali e agrumi. Colpisce il post risciaquo in cui rimane lunghissima la tensione aromatica del ginepro. Un “puro” senza mezzi termini.

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