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Dalla redazione
giovedì 9 novembre 2023

Umbria

Il giardino nascosto d’Italia

Daniele Adorno


Maurizio Dante Filippi, Miglior Sommelier Umbria 2013 e Miglior Sommelier d’Italia 2016, esordisce con la domanda, a cui probabilmente in pochi saprebbero rispondere, se l’Umbria sia una regione di grandi rossi o di grandi bianchi. Nel corso della serata abbiamo scoperto che la risposta riassume in sé la storia vitivinicola di questa regione.

Maurizio è la guida perfetta, data la sua vasta cultura enologica ed innata classe, per il nostro viaggio in un territorio ancora poco conosciuto, ma ricco di gioielli nascosti.

L’Umbria, una delle cinque regioni d’Italia non lambita da alcun mare, nel lontano Pliocene era completamente sommersa. Solo dopo la compressione della placca africana contro quella eurasiatica hanno avuto luce le terre emerse. Sparse per il territorio e frutto di successive erosioni, sono rimaste rocce di origine vulcanica, dolci declivi, catene montuose e poi ancora laghi, ricordo di un’era lontana in cui l’acqua rappresentava l'elemento dominante. Per questo motivo tutte le magnifiche dorsali montuose, che si snodano da nord a sud, sono costituite da un’imponente successione di rocce sedimentarie a carattere prevalentemente calcareo e marnoso, originate appunto dalla deposizione su fondali marini di sedimenti di origine continentale.

È con l’apporto di questo grandioso anfiteatro naturale che la moderna viticoltura umbra inizia a muovere i suoi primi passi agli inizi del secolo scorso. La nascita delle attuali eccellenze vinicole comincia dalla mezzadria, passando attraverso un periodo in cui le grandi holding toscane ne controllavano le attività, per arrivare finalmente alle scelte coraggiose di pochi uomini visionari che hanno creduto in queste terre e si sono fatti portatori del vino umbro nel mondo. A distanza di anni, l’Umbria finalmente pare ricevere le giuste attenzioni dai mercati e forse un domani potrà avere l'importanza che merita.

Metodo classico Dosaggio Zero 2019 - Decugnano dei Barbi

Siamo nell’Orvietano, tra il Tevere ed il congiungimento con il fiume Paglia. I terreni in cui sono impiantate le viti sovrastano una penisola la cui superficie è, per la maggior parte, lambita da questi due corsi d’acqua. Primo metodo classico prodotto in Umbria, grazie ad una intuizione di Claudio Barbi.

Colore giallo paglierino diffuso e sottile, delicato e di tonalità fredda. L’effervescenza è debole e senza corona. Naso fresco che ricorda la primavera. Al primo olfatto si percepiscono frutta bianca e fragrante, erbe aromatiche, gesso, pietra bagnata, note di crema con buccia di limone. Al sorso mantiene la freschezza che ci si aspetta e che si sviluppa con una progressione molto coinvolgente. Ricchezza del sorso e sapidità che rimane ben presente per tutta la lunghezza gustativa. Finale consistente, impreziosito da un ritorno di susina e nocciola appena raccolte.

Campo de Pico Spoleto Doc 2022 - Valdangius

Uno dei grandi bianchi d’Umbria. Perfettamente idoneo a lunghi invecchiamenti con sorprendenti evoluzioni nel tempo. Come in tutti i Trebbiani Spoletini appare una densità di colore importante. Color oro con riflessi verdolini. Ruotando il calice il vino non si increspa lasciandoci intuire la sua consistenza. Al naso sovrasta una nota lattica poi soggiunge la frutta gialla ben rappresentata dalla pesca e dal suo nocciolo, fiori tra i quali spiccano il gelsomino e la ginestra, erbe aromatiche con chiari riconoscimenti di rosmarino essiccato ed ancora burro fuso. Interessante constatare come non faccia fermentazione malolattica, nonostante le note olfattive di grande morbidezza. Al sorso entra fresco e con grande consistenza e pienezza. La saporosità si perde sul finale in una certa astringenza. Piacevole ma ancora scomposto per giovinezza. Ha una freschezza sorprendente che ne allunga la persistenza gusto olfattiva. Grandissima sorpresa.

Antichi Cloni bio Amelia Ciliegiolo Doc 2022 - Zanchi

Proviene dalla parte bassa dei Colli Amerini, in un’area di calcare e pietre. I vigneti di 49 anni sono spesso in condizioni di sofferenza.
Purpureo verso il carminio, vivido ed intenso ma giovane. La parte olfattiva si imposta sulla frutta e sulla spezia scura. In particolare, ciliegia, marasca matura, spezie dolci anche da pasticceria e poi rabarbaro. Una gradevole parte vegetale con in evidenza foglia di leccio essiccata. In bocca sorprende per la gioventù che porta in dote un’elevata astringenza. Vino semplice ed immediato, nonostante la grande bevibilità, sapidità, freschezza e grande dinamicità del sorso promettano pure un certo potenziale di invecchiamento.

Opra Trasimeno Doc 2022 - Madrevite

Il colore è rosso rubino trasparente ed elegante. Veste di gioventù ma si percepisce ugualmente una certa importanza. La grande luminosità ed in particolare l’assottigliamento del colore attirano l’interesse. Al naso emerge una componente fruttata di susina, ciliegia, frutti rossi di bosco, fragolina e mora matura. Sovviene poi una parte speziata scura e più spigolosa. Grande bevibilità del vino che al sorso appaga e disseta. Il tannino, grazie all’annata molto calda, è maturo ma non perfettamente integrato. La sua cifra stilistica è la leggerezza.

Iacopone Grechetto di Todi Doc 2021 - Iacopo Paolucci

La vinificazione avviene dopo macerazione di due giorni ed una lunga permanenza sulle fecce fini.
Alla vista risulta imponente, sacrale, quasi ecclesiastico, sfoggiando un giallo oro pieno e carico. Al naso si ritrovano classiche note di surmaturazione quali buccia d’uva con richiami di vinacce e fermentazione. Aprendosi ulteriormente al calice si possono percepire chiaramente confettura di pera matura, frutto giallo tendente alla disidratazione, in primis pesca poi carruba, note amaricanti di mais fioccato, cereali e zucchero filato. Al sorso, anche se astringente, si ritrova una gradita morbidezza nella parte centrale del palato. Vino che potrebbe diventare l’attore principale con qualunque piatto a base di tartufo e funghi.

Campo del Guardiano Orvieto Classico Superiore Doc 2018 - Palazzone

Rappresenta quello che l’Orvieto Classico è capace di offrire. Nasce in un’area di confine chiamata Tuscia, di origine vulcanica. È un vino da territorio particolarmente vocato, un vero e proprio cru. Si vinifica in acciaio a temperatura controllata. Alla vista spicca una grandissima luminosità in grado di competere con i metodi classici più fini. Colore paglierino intenso con riflessi da verdognolo a dorati. Sorpresa di austerità e timidezza al naso. Aprendosi con delicatezza emergono sentori di mela verde e cotogna, arancia verso la canditura, gheriglio di noce, mandorla nera, fiori gialli, erbe aromatiche quali timo e rosmarino selvatico, sensazioni salmastre di alga essiccata e poi sottobosco secco e polveroso. Vino di grande sapidità, con una parte amaricante. Ha una progressione gusto olfattiva lunghissima dovuta al fatto che le viti sono impiantate in un territorio vulcanico. È un 2018 ma si avverte solo la componente di gioventù. Grande fragranza e lunghezza gustativa che mira ad una capacità evolutiva tendente all’infinito.

Rubesco Vigna Monticchio Torgiano Rosso Riserva Docg 2005 - Lungarotti

Da un’idea visionaria di Giorgio Lungarotti che nel 1962 iniziò a credere in un Sangiovese che assurgesse a simbolo dell’Umbria. Vigna Monticchio a Brufa, tra Perugia e Torgiano. Espressione più pura del Sangiovese con un lungo affinamento in bottiglia senza fare mai legno.
Colore rosso rubino austero, vivido che ammalia e quasi intimorisce. Un’opera teatrale già nei colori. All'esame olfattivo affiorano note di cloro, frutta verso la disidratazione, erbe secche, fieno aromatico, sottobosco, corteccia di alloro, terra, quercia che ricorda la sua provenienza dal centro Italia. Soggiungono quindi spezie, radice di rabarbaro e sul finale una chiusura ematica che vira al metallo bagnato. Al sorso non è opulento ma secco, si muove entrando teso e netto con grandissima precisione fino al suo finale. Si intravedono nel calice i segni di una polimerizzazione del tannino in dicotomia con l’assoluta freschezza. Al gusto continua a raccontare tutto quello che ha trasmesso all’olfatto. È un abito sartoriale sempre delicato, estremamente elegante e mai prorompente. Uno dei grandi vini d’Italia.

Colle alle Macchie Montefalco Sagrantino Docg 2018 - Tabarrini

Gianpaolo Tabarrini è portatore di un'idea. Produce vini estremi per l’interpretazione che egli stesso gli attribuisce. Originariamente, Sagrantino era il nome dato al vitigno ed al vino in quanto, per tradizione, si beveva nel giorno di festa ed era tipicamente dolce. Uva difficile da trattare a causa della tannicità prorompente, astringente, quasi allappante. Colle alle Macchie è un cru di tale uva. Colore rosso granato e dalla grande densità di colorazione. Cupo, intenso, deciso e viscoso. Al naso svela di primo acchito frutta, fogliame ed una parte eterea data dall’evoluzione. Magicamente non si avvertono note alcoliche ma solo morbidezze quali prodotti dolciari, frutta matura, confetture, spezie ed erbe aromatiche. Di grande tensione al sorso manifesta una tannicità astringente nella parte centrale del palato. Non si avverte mai la sensazione di calore in bocca, ma la morbidezza scompare con l’olfatto. È secco, deciso, amaricante ma di grandissima beva. Un vino che stupisce e conquista qualunque platea di degustatori.

Calcaia Orvieto Doc Classico Superiore muffa nobile 2016 - Barberani

Siamo nella zona classica. L’uva si nutre letteralmente di tutta l’umidità proveniente dal lago di Corbara. I venti lambiscono le vigne e l’esposizione sud-est offre il calore necessario per rendere asciutti gli acini. Vendemmia in otto volte tra ottobre e novembre per raccogliere solo gli acini migliori e completamente disidratati. Fermentazione lentissima senza affinamento in legno.

Al naso giungono sentori di cocco, pesca, frutta secca quale mandorla, spezie dolci, miele di castagno e di Corbezzolo Sardo. Asciutto e preciso alla beva. La presenza di residui zuccherini è veramente difficile da percepire perché mantiene costante la freschezza fino al suo finale. La lunghezza gustativa non si basa sulla componente zuccherina e si protrae quasi senza fine. Non teme confronto con i più nobili muffati d’Oltralpe. Ammirabile.

 

Con quest’ultimo vino si è toccata con mano la vastità di una regione solo apparentemente piccola, piccola.

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