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Dalla redazione
mercoledì 20 marzo

La Viticoltura Veneta in una bottiglia…Partendo dal fondo

con Danilo Gasparini e Eddy Furlan

Antonella Pianca

Racconti, letture, filmati d’epoca e degustazioni eretiche partendo dal fondo”, breve cronaca di una serata stupefacente dove il vino ha accompagnato il racconto dello storico con degustazioni guidate proposte in maniera non canonica, iniziando con i vini rossi nel “gotto” e nel tradizionale bicchiere da osteria – il Raboso, la Recantina e il Vin de Na Volta - tracciando un profilo sensoriale inusuale ed emozionante.

Con il suono della campanella, il prof. Danilo Gasparini ci accompagna simpaticamente nel grande viaggio della Storia della Viticoltura Veneta partendo dal Medioevo, in una lezione che egli stesso definisce come “Lezione Charmat e non Metodo Classico”.

Il percorso comincia dopo l’anno Mille, per soffermarsi sulla trasformazione del Paesaggio Veneto conseguente alla necessità di aumentare la superficie delle vigne per sopperire alla crescente richiesta dei consumi. Fa la su comparsa la vite maritata all’albero, sostenuta cioè da un tutore vivo che può ad esempio essere un acero campestre, un salice e più tardi un gelso. Il paesaggio vitato è talmente straordinario da stupire e meravigliare i grandi viaggiatori del passato.

Il racconto prosegue portando ad immaginare l’attività febbrile dei grandi mercanti, le botti che viaggiano dal Sile verso la Serenissima Repubblica, i grandi convogli che solcano il bacino del Mediterraneo trasportando le pregiate Malvasie e i preziosi carichi di vino nelle mense dei regnanti di tutta Europa.

Dopo la seconda metà dell’Ottocento la viticoltura Italiana e quella Veneta ricevono un grande impulso con la nascita delle prestigiose Scuole Enologiche di San Michele all’Adige e di Conegliano; istituzioni che diventeranno un punto di riferimento nazionale.

Il flagello della fillossera, la Prima Guerra Mondiale, l’avvento del fascismo, che in un clima di autarchia enfatizza le virtù nazionali, tra le quali appunto l’agricoltura e la viticoltura, lo scoppio del Secondo Conflitto Mondiale, un'economia in trasformazione verso un modello industriale – pur con le loro diversità - sono l’anticamera della viticoltura e dell’enologia di oggi.

Insomma, come ci ha raccontato il Prof. Danilo Gasparini nel corso di questo singolare evento “non furono sempre allegre bollicine” ma la sfida è ormai vinta.

I vini sono stati brillantemente descritti, con partecipazione e verve, dal Presidente Emerito Eddy Furlan e sono stati presentati senza svelarne il produttore la cui identità ci è stata resa nota solo alla fine.

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Ecco i vini che hanno accompagnato la serata.

1 - Raboso del Piave DOC 2015 – 13,5% - Tenuta Bonotto delle Tezze di Vazzola (TV)

All’esame olfattivo rivela sentori fruttati di piccola frutta di bosco, more, amarene, ciliegia nera, visciola, prugna rossa e la fragranza di una rosa sbocciata. È ricco, persistente, che sfuma in note speziate di pepe fresco, chiodo di garofano, profumi del sottobosco. Presenta freschezza croccante ed un ottimo tannino, gradevole ma non graffiante. Perfetto in abbinamento con delle carni rosse anche parzialmente grasse e, per essere fedeli alla tradizione del primo giorno di Quaresima, con aringa e polenta.

2 - Recantina DOC 2015 – 14% - Pat del Colmèl , Az. Agricola Colmello di Forner – Castelcucco (TV)

Colore rosso porpora fitto, molto intenso. Le sensazioni olfattive in rapida successione sono di piccola frutta rossa croccante, speziatura di pepe nero e chiodo garofano che precede sentori di sottobosco autunnale. Freschezza e tannicità sono in giusto equilibrio. Il finale sapido invoglia al riassaggio.

3 - Verdiso IGT Vino Frizzante Sui Lieviti 2017 – 11,5% - Azienda Agricola Gregoletto di Premaor di Miane (TV)

 Vino sottile e delicato ma molto elegante, svela sentori di frutta a polpa bianca, mela, pera, pesca bianca; il floreale ricorda i fiori primaverili con sfumature di salvia e timo. La fragranza ricorda il pane che lievita, la focaccia. Caratteristico nella sua essenza e snellezza.

4 - Valdobbiadene Prosecco DOCG “Frizzante … Naturalmente” 2017 – 11% - Casa Coste Piane di Follador Loris di Valdobbiadene (TV)

Gli aspetti sensoriali sono interessanti: maturità della frutta, fragranza della crosta di pane, limone spremuto, delicate sensazioni di fiori di campo ed erbe aromatiche. Sorso pieno, polposo, morbido e di grande piacevolezza

5 - Vin de Na Volta - Dott. Fedato di Falzè di Trevignano (TV)

Questo vino è di un produttore amatoriale, servito nel “gotto”, accompagnato dal pane tostato da intingere per ricordare la tipica merenda dei nostri nonni. Le uve sono Merlot, Clinto e Fragolina bianca. È considerato il “vino di casa”, cioè autoprodotto e non commercializzabile perché nella vinificazione veniva utilizzata l’uva Clinto che assieme al Bacò era stata vietata in Italia sin dal 1931. Presenta una struttura leggera dai tannini delicati. L’olfatto è inebriante, vinoso, fruttato, con una nota invadente di garofano, speziatura di cannella e pepe per finire con una tipica nota selvatica, come l’ha definita Eddy Furlan, di “un Foxy di grande simpatia”.

6 - Manzoni Bianco IGP 2017 – 13,5% - Azienda Agricola Conte Collalto di Susegana (TV)

Evidenzia caratteristiche note di freschezza di fiori bianchi, frutta fresca matura, con ricordi che richiamano alla memoria la pesca, gli agrumi e le erbe aromatiche. La freschezza gustativa è mitigata dalla morbidezza di un sorso avvolgente con una buona persistenza. Il finale di bocca è ammandorlato, caratteristica che ne conferma la piacevolezza di beva.

7 - Vin Quartese del Parroco – Mondeserto Passito 2015 – 15% - Azienda Agricola Daniele Agostinetto di Saccol di Valdobbiadene (TV)

Rivela una complessità olfattiva riconducibile a confettura, mostarda di cotogna, miele di castagno, caramelle d’orzo a cui seguono sentori più ricchi, come il fieno, la liquirizia, la tostatura di pane brioche. Dolce ma non stucchevole con note amarognole tostate, burrose, ammandorlate. Freschezza e sapidità giocano in perfetto equilibrio con la morbidezza. Vino da meditazione, una volta definito come il “vino da messa” o “vin del quartese”, in quanto riferito all’onere corrispondente alla quarantesima parte dei frutti raccolti, che veniva devoluto al parroco per il suo sostentamento.

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