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Dalla redazione
lunedì 6 maggio 2019

Bollicine di montagna

Il Trentodoc raccontato da Roberto Anesi

Vanessa Olivo

Non è un’opportunità che capita tutti i giorni quella di poter presenziare a una serata condotta da un campione che racconta i vini della sua terra. Il campione in questione è Roberto Anesi, miglior sommelier d’Italia 2017, relatore AIS e patron del Ristorante “El Pael” di Canazei, che nella serata organizzata dalla Delegazione di Venezia il 18 aprile scorso, ha catturato l’attenzione dei presenti descrivendo la denominazione Trento Doc.

Se oggi pensare a tale denominazione rimanda a uno dei metodi classici italiani più rinomati, storicamente la produzione vinicola di tali territori era legata ai vini rossi. Questo almeno finché il Trentino fece parte dell’Impero Austro-Ungarico. A partire dai primi del ‘900, soprattutto con l’annessione del Trentino all’Italia in seguito alla prima guerra mondiale, in tali zone iniziò a prendere sempre più piede la coltivazione di uve bianche e, grazie all’intuito e alla determinazione di Giulio Ferrari, questo territorio si è via via affermato sempre più per la produzione di spumanti metodo classico. Tanto che nel 1993 venne istituita la denominazione Trento Doc, la prima in Italia dedicata al metodo classico, nonché la seconda al mondo dopo lo Champagne, cosa di non poco conto. L’eccellenza e l’apprezzamento di tali prodotti ha contribuito a una crescita esponenziale della loro produzione fino ad arrivare ai numeri del 2018 che contano 53 produttori e 189 etichette.

Ma se da un lato è importante conoscere la storia per apprezzare il percorso che ci ha guidati al presente, è altrettanto fondamentale poter fare delle proiezioni sul futuro che aspetta. A tal proposito Roberto Anesi cita uno studio di Attilio Scienza sull’influenza della montagna sul riscaldamento globale, uno dei problemi che purtroppo affligge l’oggi e affliggerà il domani. In particolare per effetto del mutamento climatico si tenderà ad avere un anticipo delle fasi fenologiche e dell’inizio della vendemmia, con il rischio di ripercussioni negative sulla maturazione aromatica. Le contromisure a questo fenomeno potranno essere legate alla modifica delle zone di coltivazione della vite prediligendo uve provenienti da quote maggiori a 300 metri così da salvaguardare l’acidità, ottenere una maturazione più lenta e preservare il bagaglio aromatico grazie all’escursione termica. L’altitudine media dei vigneti in Trentino si trova intorno ai 450 metri e qui il riscaldamento globale ha conseguenze immediate fortunatamente più contenute rispetto ad altre zone.

Soffermandoci invece sulla variabilità della composizione di questo terreno plasmato con materiali di riporto derivanti dal ritiro dei ghiacciai si può affermare che nel Trentino vi sono cento terre in una, tanta è la sua diversificazione. Come da molti sostenuto, ancora più determinante dei terreni è la ventilazione, e tale zona gode dell’effetto termoregolatore dato dall’Ora del Garda, vento che soffia dall’omonimo lago e che ha un effetto fondamentale sulla viticoltura.

Nei vini in degustazione ritroviamo dei prodotti a dosaggio zero o comunque minimo, così da poter cogliere appieno l’espressione più pura di questo territorio tanto diversificato quanto affascinante.

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Il primo vino, Cenci S.A., ci porta nella Val di Cembra, caratterizzata da terreni in alcune zone porfirici, in altre gessosi, con uve coltivate su terrazzamenti posti tra i 450 e i 900 metri. Chardonnay in purezza, 24 mesi sui lieviti e un residuo zuccherino di appena 2 gr/l. Il calice irradia luminosi riflessi giallo limone arricchiti da fini bollicine. All’olfatto si percepiscono il tocco agrumato del pompelmo, profumi floreali, burro sciolto, finocchietto e zucchero filato. Al palato la bollicina è cremosa e accompagna una sferzante acidità, agile e snello con un finale sapido. Un vino che non gioca sulla complessità ma che fa dell’immediatezza e della bevibilità i suoi punti di forza.

Nel secondo calice troviamo Oro Rosso Dosaggio Zero – Cembra Cantina di Montagna - chardonnay 100%, 60 mesi sui lieviti, non dosato. Di un acceso colore giallo limone ornato di bollicine fini e persistenti, esala un sentore agrumato di limone e lime, per proseguire con cumino, finocchietto, nota minerale salmastra, roccia bagnata, talco e gesso. Come nel campione precedente non si avvertono note di lieviti, ma le sensazioni agrumate e floreali fanno da padrone. Il sorso è arricchito da un’insolita rotondità data dalla lunga sosta sui lieviti, acidità e sapidità giocano in sinergia per poi allungarsi in una persistente nota salina.

Nel calice successivo c’è il Domini Nero Brut – Abate Nero 2011, 100% pinot nero, 60 mesi sui lieviti, residuo zuccherino 6,8g/l. Di un giallo paglierino tenue, sprigiona sentori di marzapane, cedro candito, pasta di mandorle, albicocca matura, brioche, pinolo tostato. Al palato appare morbido, la bollicina è setosa e avvolgente, l’acidità è viva. Persistente.

Continuiamo con il Dosaggio Zero Riserva – Letrari 2011, 60% chardonnay 40% pinot nero, 60 mesi sui lieviti, non dosato. Giallo paglierino luminoso che vira verso l’oro, un’intensità cromatica di impatto, bollicina persistente. Complesso all’olfatto, la frutta è più polposa e ricorda mango e papaya, poi in successione tiglio, ginestra, mandarino cinese, minerale, fumé, crema pasticcera, miele. Soffice al palato, chiude secco con una nota amarognola sul finale che ricorda il pompelmo.

Si prosegue con Erminia Segalla Riserva Extra Brut – Pisoni 2009, 85% chardonnay 15% pinot nero, 90 mesi sui lieviti, residuo zuccherino 4,4 gr/l. Luminoso e intenso colore giallo dorato, bollicine fini e integrate. I profumi ricordano la crema di pistacchio, note floreali, frutta matura, miele di tarassaco, pasticceria, brioche, pane tostato, orzata. Al palato la bollicina si avverte unicamente per la sensazione di cremosità, il sorso si abbandona in una lunga scia sapida che riporta al cedro e a un ricordo di roccia.

Si continua con il Cavaliere Nero Rosé Riserva – Revì 2011, 100% pinot nero, 72 mesi sui lieviti, residuo zuccherino 4 gr/l. Il colore ricorda la buccia della cipolla dorata, mentre si susseguono note di arancia sanguinella, buccia di ciliegia, confetto, fiori di ibisco e karkadè, pane nero di segale, finocchietto. Sorso vigoroso che riporta al panpepato, cioccolato bianco e pepe.

A concludere degnamente la serata, ecco nel calice uno sfavillante Perlé Zero Cuvée Zero 11 – Ferrari, chardonnay 100%, definito come un mosaico di millesimi affinati separatamente in acciaio, legno e vetro. Le annate coinvolte sono le 2004-2006-2008 e 2010. Dalla messa in bottiglia avvenuta nel 2011, sosta sui lieviti per un periodo minimo di 72 mesi. Giallo paglierino luminoso ravvivato da un raffinato perlage. Risalgono profumi di guscio d’ostrica, mare, note agrumate e floreali, erbe aromatiche, zenzero candito, torba. Il sorso apre con un’iniziale sensazione di morbidezza fino a chiudere con un’espressione secca, rocciosa, sapida. Di grande persistenza e eleganza.

 

[foto di Bruno Bellato]

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