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Dalla redazione
martedì 23 luglio 2019

LUGANA

Vitigno, terreno, tipologie e territorio: un'armonia senza tempo

Claudio Serraiotto

Sabato 22 giugno, come ampiamente pubblicizzato sul sito istituzionale, un nutrito gruppo di sommelier si è ritrovato per una gita-studio in visita ad alcune aziende vitivinicole in Lugana, sotto l'egida della Delegazione A.I.S. Vicenza, per festeggiare il solstizio e come evento conclusivo dell'attività del semestre.

Il luminoso sole estivo ci ha gradevolmente accompagnato, chi era in divisa lo ha apprezzato un pò meno.

Prima tappa Le Morette, dove ci accoglie il Direttore del Consorzio Tutela Lugana Doc, il nostro amico Carlo Veronese, presso l'azienda "Le Morette" con Fabio e Paolo Zenato. L'azienda trae il nome da una tipica anatra locale, la Moretta appunto, e da tre generazioni coniuga la produzione vinicola di famiglia con l'attività vivaistica viticola, tesa a salvaguardare il patrimonio del genoma della Turbiana, oltre ad offrire ai produttori barbatelle delle principali varietà di territorio, soprattutto veronesi. Il progetto turbiana nasce da una collaborazione con il Consorzio e l'Università di Milano. La volontà è quella di offrire alle aziende del territorio, barbatelle autoctone di qualità certificata, originate da vecchi vigneti che hanno dimostrato attraverso un processo di selezione clonale la migliore vocazione agli specifici terroir e a precisi obiettivi enologici. A questo segue un processo mediatico che mira a svincolare il vitigno locale dal termine, non più gradibile al mercato, "trebbiano", seppur riferito al toponimo Lugana, e dal più vicino parente, il vitigno Verdicchio. Nella visita in uno dei vigneti, Fabio, con la passione e la competenza che lo caratterizzano, ha mostrato la forma di allevamento ritenuta la più idonea per le specifiche di sviluppo del frutto, il doppio archetto capovolto, nonché l' orientamento dei filari, rigorosamente su linea nord-sud, per consentire la migliore ventilazione su tutti i grappoli, grazie ai venti del Garda, che seguono quella direzione. Ci viene poi spiegato come questo terreno argilloso-calcareo, a ph elevato, se da un lato è utile a preservare l'acidità dei mosti, dall'altro rende difficilmente disponibili all'assimilazione, per le radici delle piante, di alcuni sali minerali (microelementi) come ferro, zinco, boro e manganese. È seguita la degustazione delle eccellenze rivolte ai mercati esteri dell'azienda pluripremiata, che esporta il 75%, oltre a vendere localmente l'8%, soprattutto a turisti tedeschi.

Si inizia con un Charmat Lungo, Cépage Spumante brut, 2018, da Turbiana in purezza, il Lugana Mandolara doc, 2018, e il Lugana Benedictus 2017.

Da qui ci siamo diretti in Lombardia, sotto la Torre di San Martino della Battaglia, presso l' Azienda Selva Capuzza, del "Past President" del Consorzio, Dott. Luca Formentini. Questi ci accoglie con la consueta signorilità che lo contraddistingue, salutandoci e presentandosi, stringendo la mano ad uno ad uno, con cordialità e nobiltà innata. Qui parliamo di territorio e dell'argilla, compatta, formatasi a seguito della fine della glaciazione nel Garda, che è madre riconoscibile per la turbiana e per i Lugana. Immancabile la visita al vigneto, perfetto, quasi pettinato. Abbiamo anche qui degustato i Lugana dell'azienda, anche una vecchia annata di Menasasso, e in anteprima della nuova annata, il nuovo Metodo Classico, Hirundo: una scoperta, che preserva appieno la tipicità e la sapidità della turbiana, in un contesto avvolgente e autorevole.

A seguire il pranzo nei locali storici risorgimentali della Cascina, sede del ristorante, dove si sono degustate altre proposte vinicole dell'azienda, tra cui uno strepitoso e convincente Campo del Soglio, da uve "tocai" bianco.

L' ultima tappa è stata l'Azienda Ca' Majol, del Gruppo Santa Margherita, dove abbiamo incontrato Caterina Mataluna, responsabile dell'accoglienza, nostra collega della delegazione AIS di Verona. La scelta programmatica è stata quella di incontrare i Lugana di una grande azienda, orientata alla tecnologia più moderna, come testimonia la nuova cantina in corso di costruzione. La calda e informale accoglienza della collega ci ha fatto sentire a casa. Si sono degustati vari prodotti di diverse annate, come i Lugana, Maiolo, Prestige, Molin e Fabio Contato. Tutto eccezionale! Anche qui, come sempre in questo territorio, vini sono grandi narratori del terroir, con note fresche da vinificazione in riduzione, sapidità e freschezza percettibili, avvolgenza, lunghezza e prospettive di longevità di un Super Tuscan rosso.

Questa visita mi dimostra ancora di più la concretezza di una citazione che trova nel territorio del Lugana la sua massima applicazione: 
 

Il viticoltore è il custode del territorio.

Questo riconoscimento, tuttavia, si guadagna con l’impegno a salvaguardare tutto ciò che nel territorio

ha valore: ambiente, forme di vita, paesaggio. Evitiamo di trasformare il nostro paesaggio agrario in una

monotona monocoltura senza soluzione di continuità!

Non è un vantaggio per noi, se dobbiamo sostenere costi enormi di sistemazione del terreno, non lo è per

la natura, se si perde biodiversità, e non lo è nemmeno dal punto di vista del turista, che viene privato

della gradevolezza di un paesaggio variegato e ospitale.

Dott. Marco Tonni

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I complimenti dei colleghi che hanno goduto di questa giornata ci hanno dimostrato come anche questa volta, e una volta di più, il Gruppo Delegazione Ais Vicenza abbia fatto centro. Grazie a Carlo, Fabio, Luca, Caterina e Paola. Vi sono sempre riconoscente. La speranza è quella di avere sempre nuove opportunità per conoscere e far conoscere questo angolo di paradiso.

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