Dalla redazione
sabato 20 giugno 2020

Calice&Penna

Casavecchia e Pallagrello: gemelli diversi

Alessandro Capasso

Calice & Penna è la nuova rubrica di AIS Veneto dove pubblichiamo i contributi dei nostri soci. Se ti piace scrivere e vuoi cimentarti con un racconto su un vino che ti ha colpito, su un viaggio o su una tua personale wine experience, contattaci su [email protected] e riceverai indicazioni sul format richiesto. La redazione provvederà alla selezione per la pubblicazione. 

 

Casavecchia e Pallagrello, come Fiano e Greco, Barbaresco e Barolo, sono spesso citati insieme perché coltivati nello stesso areale e sovente prodotti dalle stesse aziende.

Tuttavia, sono vitigni molto diversi fin dalle origini: nobili e ben comprovate quelle dei Pallagrello a bacca bianca e nera, popolari e misconosciute quelle del Casavecchia.

Per i Pallagrello ne è documentata la presenza alla corte dei Borboni come vino delle grandi occasioni, e la coltivazione nella “Vigna del Ventaglio”. La vigna, a forma di semicerchio, fu voluta da Ferdinando IV di Borbone vicino la città di Caserta, poiché raccoglieva le migliori varietà di vite coltivate nel Regno delle Due Sicilie. L’origine del nome si ritiene derivi da “pallarella” (piccola palla) che ne ricorda la forma sferica degli acini.

Del Casavecchia si ha solo il racconto orale dei contadini che riportano di una vite sopravvissuta alla fillossera vicino a un rudere, una “casa vecchia” nei pressi di Pontelatone dalla quale venivano prelevate le marze per la ricostruzione dei vigneti. Di certo in tempi recenti il vitigno era coltivato in agricoltura promiscua e per autoconsumo.

La riscoperta dei vitigni si deve all’avvocato Peppe Mancini, che partendo dal ricordo del vino che produceva il nonno negli anni 60 è stato artefice dell’iscrizione nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite (per il Casavecchia nel 2002 e per i Pallagrello nel 2004) e della produzione delle prime bottiglie.

L’area principale di produzione si sviluppa a nord di Caserta, nei dintorni di Caiazzo e Pontelatone. I terreni in prossimità di Caiazzo hanno origine da una particolare roccia sedimentaria, il cui nome “Arenaria di Caiazzo” deriva dall’omonima città. Più distante dalla città invece, prevale la componente di origine vulcanica in pianura, mentre in collina prevale quella calcarea.

 

I produttori del luogo sono convinti che i terreni sabbiosi derivanti dall’arenaria di Caiazzo siano i migliori per esaltare le doti di raffinatezza ed eleganza del Pallagrello Nero. 

Questa convinzione trova conferma nei migliori vini da Pallagrello Nero, che sono caratterizzati dai profumi di frutta rossa e piccoli frutti di bosco. Inoltre hanno un palato sapido, una buona struttura e un buon equilibrio, presentando una trama tannica piacevolmente stratificata e persistente.

Il Pallagrello Bianco, per la contenuta acidità di partenza e la tendenza a surmaturare, richiede molta attenzione in vigna. Nelle migliori espressioni si hanno vini con profumi di frutta gialla, frutta esotica e erbe aromatiche, caratterizzati da un palato di moderata acidità con una buona struttura, caldo e morbido.

Frutta scura e tannini ruvidi caratterizzano spesso i vini da Casavecchia. E’ un vitigno difficile in vigna come in cantina, a causa del suo grappolo spargolo che presenta acini con maturazioni differenti. Ne segue che non è raro imbattersi in bottiglie eccessivamente “rustiche” al naso e al palato.

Per la produzione i vini da Pallagrello e Casavecchia sono principalmente rivendicati con la denominazione IGT Terra del Volturno mentre quelli da Casavecchia hanno anche la denominazione DOP Casavecchia di Pontelatone attiva dal 2011.

Un buon riferimento è l’azienda “Terre del Principe”, proprietà di Peppe Mancini e della sua compagna di vita Manuela Piancastelli. L’azienda produce da agricoltura biologica e con la denominazione IGT Terre del Volturno da Pallagrello Bianco “Fontavigna” e “Le Serole”. Il primo tutto acciaio con parziale fermentazione in barrique nuove, il secondo da Pallagrello Nero “Ambruco” e da Casavecchia “Centomoggia” entrambi con maturazione in barrique.

Altra azienda di riferimento è “Alois”, creata da imprenditori del tessile. Produce con la denominazione IGT Terre del Volturno da Pallagrello Bianco “Caiatì” con parziale fermentazione e maturazione in legno e da Pallagrello Nero “Cunto”, con fermentazione e maturazione in legno. Da Casavecchia “Trebulanum”, Casavecchia di Pontelatone DOC, con fermentazione e maturazione in legno è un ossimoro nel suo essere elegante e raffinato da vitigno ritenuto rustico e selvatico.

L’azienda di Giovanni Ascione, nel tempo manager, ristoratore, degustatore, wine writer e vigneron denominata “Nanni Copè” (il nome che pensava di avere da piccolo) ha prodotto dal 2008 un vino di culto per gli appassionati di vini campani: l’IGT Terre del Volturno “Sabbie di Sopra il Bosco” da uve Pallagrello e con piccolo saldo di Aglianico e Casavecchia. Di recente ha venduto il vigneto, collocato su terreno sabbioso circondato dal bosco, pertanto è possibile reperire solo le annate finora prodotte. Il “Sabbie di Sopra il Bosco” è caratterizzato, pur con differenze rilevanti tra le diverse annate, dall’idea del vino del “vigneron”: fresco, verticale e di media struttura.

Infine, il suggerimento è di abbinarli con la tavola del territorio come ad esempio la Mozzarella di Bufala con il Pallagrello Bianco, Maialino Nero di Caserta alla brace con il Casavecchia o al forno con il Pallagrello Nero.

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