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Dalla redazione
venerdì 29 aprile 2022

Baccanali, ombre e malvasie

A Treviso AIS Veneto dedica un convegno alla rappresentazione del vino ai tempi della Serenissima

Federica Spadotto


"Coltivar el mar e lassar star la tera"

 

Era la regola degli antichi abitanti di Venezia, destinata a rimanere impressa nella memoria collettiva come una sorta di arcano diktat.

Alla capitale della Serenissima ed al suo entroterra, vissuto e rappresentato in pittura dal Rinascimento alla fine del secolo d’oro, è dedicato un convegno a Treviso il prossimo 15 maggio, intitolato  "L’arte di raccontare il vino: dai Baccanali alla Santa agricoltura" (Palazzo Giacomelli, ore 10.00; relatori: Eugenio Manzato, Anna Orlando, Federica Spadotto).

L’evento s’incastona in una serie di iniziative volute da AIS Veneto nell’ambito della kermesse  Vinetia tasting, che vede il capoluogo della Marca laboratorio di esperienze variegate e complementari rispetto al vino.

Tra queste spicca la pittura, vero e proprio manifesto di una civiltà dal rapporto controverso con il “nettare di Bacco”, ovvero propensa a rappresentare la divinità piuttosto che ad includere nelle sue tele bicchieri e bottiglie di vino.

Dai capolavori di Tiziano alle vedute di Francesco Guardi, la poesia del calice emerge soltanto in filigrana; nella maggior parte dei casi è frammento di vita vissuta, spunto per narrare situazioni, orpello di magnificenti scene corali.

Alcuni aspetti dell’arte veneziana nel Settecento non mancheranno di lasciarci perplessi, in particolare per quanto concerne la raffigurazione del paesaggio, ora dominato dalle vigne, che disegnano nelle colline asolane e della Valpolicella cammei di rara suggestione.

Un tempo non troppo remoto, invece, l’ispirazione dei pittori vagava lontano da quelle colline, dai filari e dal lavoro dei campi, per trastullarsi nei territori d’Arcadia; un tempo non troppo lontano nelle residenze nobiliari ci si faceva immortalare bevendo caffè e cioccolata, con la tazza di porcellana bene in vista.

In quel periodo il vino compariva, insieme alla polenta, nelle tele di Pietro Longhi dedicate al divertimento dei popolani, dove umili brocche di terracotta simboleggiano un mondo precluso alla bellezza.

La vita reale ci tramanda tutt'altro: il suo consumo imperversa, infatti, in osterie e “magazzini”, cui si aggiungono i tendoni in Piazza, destinati a divenire leggendari, insieme alle “malvasie”, che danno il nome a ponti e calli della città marciana.

La  presenza del vino è indubbia e consistente, quanto silenziosa nel pennello dei maestri veneziani…spetta a noi riscoprirla e celebrarla.

 

 

 

 

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