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Dalla redazione
venerdì 26 giugno 2015

Quando il Prosecco è Franco

2014-1992: appassionante verticale con il prosecco di Nino Franco Spumanti, organizzata dalla Delagazione di Verona.

Corinna Gianesini

“Prima di cominciare vi chiedo il permesso di togliermi la giacca, così mi sento come in cantina”. Sono queste le parole con cui Primo Franco si rivolge ad una fortunata e ristretta platea riunita in una sala del prestigioso ristorante Maffei in Piazza delle Erbe, a Verona. Il signor Franco si alza dal suo posto e si avvicina a noi, mentre ci racconta del nonno Nino che, rientrato a Valdobbiadene dopo la guerra, ha dovuto ricostruire da zero la cantina di famiglia. Primo Franco ha un viso aperto e cordiale, da cui traspaiono l’impegno e gli sforzi che profonde per far conoscere al mondo il proprio sogno imprenditoriale. È il viso di una persona che sorride spesso e che ama godere delle cose buone che la vita può dare. Ci racconta di essere stato un ragazzo ribelle nel Sesantotto, del suo sogno di diventare architetto, del contrasto quotidiano con il padre che lo obbliga a laurearsi controvoglia in enologia, ma che allo stesso tempo gli permette di viaggiare molto e di crearsi una cultura enogastronomica di alto livello. La vera svolta per Primo Franco arriva nel 1983, quando, a pochi mesi dalla prematura scomparsa del padre, deve decidere cosa fare dell’azienda di famiglia. Capisce che vuole trasformare il Prosecco dell’azienda in un vino di spicco, capace di distinguersi dalla massa e di durare nel tempo. “Io, Marilisa Allegrini, Fausto Maculan e alcuni altri facciamo parte di una generazione di imprenditori che hanno cambiato l’approccio al vino: da semplice alimento lo abbiamo trasformato in un prodotto edonistico” dichiara Franco. 

Da allora il prosecco di Primo Franco cambia volto e sostanza, diventando “amabile” nel residuo zuccherino e dichiarando l’anno di vendemmia in restroetichetta. Una scelta coraggiosa per un’epoca in cui si beveva solo brut dell’anno di vendemmia in corso, ma che ha ripagato ampiamente il coraggio dell’uomo che l’ha intrapresa.

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Alla Delegazione di Verona va il merito di aver scommesso sull’evoluzione positiva di questi vini, che per tenore alcolico moderato e componente zuccherina non vengono ritenuti adatti all’invecchiamento. Una degustazione fuori dall’ordinario, capace di ampliare gli orizzonti enologici. 
Abbiamo scelto per voi i tre campioni che ci hanno maggiormente impressionato.

Primo Franco Prosecco di Valdobbiadene Doc 2003: Colore giallo oro brillante. Olfatto fine, delicato e ampio in cui l’aroma di erbe aromatiche secche cede velocemente il passo a sentori fruttati ed agrumati (in particolare cedro candito). Al palato è piacevole, con note calde ed evolute in perfetto equilibrio, con freschezza e sapidità persistenti.

Primo Franco Prosecco di Valdobbiadene Doc 1997: Olfatto ricco e nitido allo stesso tempo, con sentori terziari evoluti (frutta esotica, canditi, panettone). Al palato è caldo e appagante nella corrispondenza con sentori avvertiti al naso, ed una mineralità che lo rende prezioso. Intenso, persistente, armonico. Fantastico.

Primo Franco Prosecco di Valdobbiadene Doc 1992: Vibrante color bronzo nel bicchiere. Naso decisamente sapido, con sentori sulfurei e di polvere da sparo. Dopo qualche minuto emergono note di frutta esotica matura ed un tocco pungente di ribes. In bocca è di grande impatto, ma allo stesso tempo seduce con la sua grande eleganza. Un delizioso retrogusto di albicocca disidratata invita al riassaggio, in equilibrio tra sentori dolci e freschi.

 

Album fotografico completo della serata
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