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Dalla redazione
venerdì 26 maggio 2017

MALIBRAN: LA NUOVA TRADIZIONE DEL PROSECCO

Federico Cocchetto

Il cielo azzurro, quasi totalmente sgombro da nuvole, la fresca brezza di metà mattina ed un bel sole primaverile hanno costituito il piacevole incipit per la visita alla cantina Malibran a Susegana.

Ci accoglie Maurizio Favrel, il conduttore di questa piccola ma interessantissima azienda, che subito dà segno di quale sia la cosa più importante conducendoci immediatamente in vigna.

I 7 ha. di vigneti, distesi sinuosamente nei pendii che si intersecano attorno all’azienda, poggiano su terreni con importante presenza di argilla, ma anche di sostanze ferrose. In base anche a quest’analisi l’azienda ha scelto l’allevamento a sylvoz, mentre fino al 2000 predominava la bellussi, effettuando una conversione graduale e ridisponendo il sesto d’impianto per arrivare alle 3000-3500 piante/ha. Oltre a quelli circostanti l’azienda possiede altri 2 ha. a Sarmede, 1ha. a S.Pietro di Feletto e la produzione complessiva annua si aggira attorno alle 120.000 bottiglie.

Gli sbalzi termici dei giorni precedenti questa nostra visita di fine aprile, con punte di -1 °C, avevano messo a serio rischio i giovani germogli e Maurizio in quelle notti, controllando sistematicamente i termometri in vigna, ha fatto fronte con dei falò tra i filari utilizzando matasse di tralci potati. Proprio lo stesso piano d’azione che è stato attuato in Chablis nelle stesse notti, come documentano le tante foto nel web.

Interessante notare che all’interno dei 7 ha. di vigneto le differenze di temperatura, da zona a zona, arrivano a 3-4 °C.

Qua e là, allineati tra i filari, cerchi di cenere e matasse pronte rendono bene l’idea dell’amorevole attenzione dedicata al vigneto la cui conduzione, seppur non certificata, è di fatto biologica. La filosofia aziendale, racconta il nostro vigneron, è una lavorazione improntata a promuovere l’aroma fruttato piuttosto che il floreale e le vinificazioni sono separate per vigneto.

Le tipologie produttive vertono tutte su bassi residui zuccherini, ad eccezione dell’unico extra dry “Gorio”.

Assieme al classico brut “Ruio”, trovano posto lo splendido “5 grammi”, un extra-brut (dicitura non ancora permessa da disciplinare) e due col fondo “Sottoriva” e “Credamora”, anch’essi in grado di emozionare.

È bene precisare che la vendemmia per i due col fondo si conclude sempre per ultima, in modo tale che le uve vengano vinificate ben mature, al limite della sovramaturazione. Per questi la malolattica viene sempre effettuata. Inoltre l’extra-brut è frutto di un unico vigneto in cui il suolo è più ricco di calcare rispetto agli altri, donando quindi più struttura.

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Dopo il passaggio nei locali di lavorazione vera e propria, dove c’è stata occasione per assaggiare la base spumante del “5 grammi” e del “Sottoriva”, ci siamo sposati in sala degustazione.

SOTTORIVA 2015 -  leggermente velato, bollicine fini e continue. Naso intenso agrumato (pompelmo), leggera volatile, sentori di alcol da pasticceria. È fresco, decisamente sapido e di buona lunghezza.

CREDAMORA 2015 – perlage minuto e persistente, leggere note ossidative che pur tuttavia non limitano la finezza, crema pasticcera e note citrine. Al palato risulta coerente ed invitante, la persistenza è davvero incredibile per l’intreccio di freschezza ed aromi polposi di frutta.

BOSCHERA 2015 – un vino fermo, le cui uve provengono dal vigneto di Sarmede, che rivela inespresse potenzialità non solo da gregario, quale era nell’uvaggio storico del prosecco. Il vitigno rientra in un progetto in cui l’azienda crede molto.

5 GRAMMI 2015 – splendido perlage che dona grande brillantezza. Decisamente secco e con estrema finezza, espressa negli aromi di zest di pompelmo, pera croccante e mela acerba, cui una spuma cremosa regala lunghezza.

RUIO 2016 – un brut morbido tanto da far, solo, pensare ad un extra dry. Sentori di glicine ben affiancati al binomio pera-mela. Ne risulta una rotondità che sorprende, ottimo l’equilibrio.

GORIO 2016 – vino trait d’union a completare, in salendo nel residuo zuccherino, la linea di produzione aziendale. Al naso denota la stretta fratellanza con il Ruio, poi in bocca si rivela un extra dry di stoffa.

5 GRAMMI 2014 magnum – espressione didattica degli effetti del contenitore. L’anno di affinamento in più e la capienza hanno fatto degnamente il loro lavoro, ampliando alcune note evolutive di colore, aromi e persistenza.

CREDAMORA 2012 magnum – splendida e moderna espressione nella ricerca di nuovi confini per la versione più rappresentativa del Prosecco old style. L’idea Malibran di gestire il tiraggio per far si che arrivi a 3,5-4,0 bar è risultata vincente. Ne risulta uno magnifico “col fondo – spumante”, con cremosità satèn, arricchimento ed elevazione degli aromi e profumi presenti nel Credamora “base”. Senza fine.

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