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Dalla redazione
martedì 4 febbraio 2020

I TRE MOSCHETTIERI DI PUGLIA

Alla scoperta del Salento: una vigna tra due mari

Aldo Naddeo

Tre moschettieri, tre come i protagonisti del romanzo di Dumas che diventano quattro con il susumaniello, vitigno che da “guascone” lotta per ricavarsi uno spazio sempre più importante. Cavalli di razza della regione Puglia - così li definisce Giuseppe Baldassarre- relatore della serata dedicata da AIS Verona ai vini Primitivo, Negramaro, Nero di Troia e Susumaniello.
Il Negramaro ha una doppia scuola di pensiero riguardo l’origine del suo nome: una poco convincente che lo associa a “doppio nero o nerissimo”; l’altra, un po’ più accreditata, lo avvicina a “Nero e Amaro” in ragione dei suoi polifenoli e tannini. Introdotto dai coloni greci nell’VIII° secolo A.C., è oggi la terza varietà più coltivata in Puglia con undicimila cinquecento ettari coltivati, dopo sangiovese e primitivo. L’uva ha un’ottima acidità, tanto da poter essere paragonata a quella di un vitigno nordico, ed è incredibilmente versatile e vinificato in tutte le forme.
Altro moschettiere è il nero di Troia, con la bellissima leggenda che vede Diomede artefice dell’importazione dell’uva proveniente da Troia quando attraccò nel Gargano, allontanandosi dalla Grecia. Anche Federico II° di Svevia incentivò la coltivazione di quest’uva, dopo di lui anche i Marchesi d’Avalos nel 1500. È un vitigno tardivo, incrocio tra uva rosa antica e bombino bianco, con una buccia dal pigmento molto marcato, in grado di trasferire al vino note scure quasi impenetrabili.
Dulcis in fundo il primitivo, fratello gemello dello zinfandel californiano. È un’uva ricca di zuccheri e tannini, con acidità non pronunciata. Alla fine del Settecento Don Francesco Filippo Indellicati, esperto di botanica, ne trovò una vigna e decise di prendersene cura, sviluppando così la prima coltura dell’allora “primativo” ad alberello, vitigno precoce dalle antichissime origini che ancora adesso non trovano riscontro certo. Senza dimenticare il susumaniello, che per ora si ritaglia appena cento ettari di vigna, ma è in costante crescita.  Un vitigno umile ma molto produttivo, carico di grappoli come un ‘somarello’ e con un contenuto di antociani doppio del negramaro, usato principalmente per il taglio, ma sempre più apprezzato in purezza o spumantizzato per la sua buonissima acidità.

 

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IN DEGUSTAZIONE:

Sumaré, Tenute Rubino. Spumante Metodo Classico Rosato Brut Salento IGT, 2014

Buccia di cipolla, luminoso con bollicine fini e persistenti. Intenso e avvolgente sulle note di lampone, amarena e foglie di tabacco. Sorso deciso con freschezza e sapidità in netta evidenza. Le note fruttate e la sensazione tannica ne completano il profilo gustativo. Persistente, intenso e di corpo, deve migliorare l’eleganza.

Le Pozzelle, Azienda Vitivinicola Francesco Candido. Salice Salentino DOC Rosé 2018

Luminoso, di un bel rosa corallo. Bouquet delicato con toni di frutti rossi di lampone, agrumi di mandarino, melograno e petali di rosa. Sorso fresco e teso dove gli agrumi di cedro, mandarino e arancia si alternano alle note balsamiche. Deciso e vibrante domina il palato con grande carattere e intensità.

Nero di Velluto,  Feudi di Guagnano. Salento IGT Negroamaro 2013

Nel bicchiere si presenta di un bel rubino intenso di buona trasparenza e con unghia leggermente granata. Bouquet inizialmente fruttato di marasca e amarena in confettura con richiami di rosa appassita. In successione poi note di tabacco, caramello, liquirizia e prugna secca. Sorso di spessore ma mai potente dove la frutta matura è piacevolmente accompagnata dalla freschezza degli agrumi e da un tannino setoso ed elegante. Le note agrumate del finale donano al vino tensione e grande bevibilità.

Le Braci, Garofano. Salento IGP Negroamaro 2013.

Si presenta evoluto e compatto e la rotazione ne svela tutta la sua struttura. Bouquet di frutta in confettura accompagnata dalle note di pepe, curcuma e tabacco dolce. Sorso caldo, quasi abboccato che grazie alla decisa freschezza rimane sempre teso e stimolante. Il tannino deciso, setoso e di grande eleganza dona al vino una connotazione di austerità.

Le More, Azienda Agricola Santa Lucia. Castel del Monte Nero di Troia DOCG Riserva 2013

Rosso rubino intenso, impenetrabile, con unghia granata. Bouquet decisamente floreale di viola e rosa che solo dopo qualche minute lascia spazio alle note fruttate di mora, arancia e anice stellato. Sorso austero, con tannino deciso, di grande corpo e con l’alcol in netta evidenza.

Ottagono,  Torrevento. Castel del Monte Nero di Troia DOCG Riserva 2014

Rosso rubino, vivace, limpido e impenetrabile. Bouquet elegante e fine dove i fiori e gli agrumi trovano grande armonia e collaborazione. Sorso sapido e agrumato di arancia rossa. Scorrevole e di piacevole freschezza, richiama continuamente il sorso.

Puer Apuliae, Azienda Vinicola Rivera. Castel del Monte Nero di Troia DOCG Riserva 2014

Rosso rubino con leggera unghia granata. Nel bouquet dominano le note speziate di pepe rosa e coriandolo che solo successivamente lasciano spazio al melograno e agli agrumi di arancia rossa. Sorso deciso e asciutto con il tannino in netta evidenza. In successione melograno, prugna e more. Corposo ma piacevolmente sottile e di grande eleganza.

Polvanera 17, Cantine Polvanera. Gioia del Colle DOC Primitivo 2015

Intenso e impenetrabile nel calice, ha un bouquet verticale con note decise e intense di geranio, viola e frutta di marasca. Nel bicchiere rivela poi in successione sentori di carruba, mentuccia, timo, tabacco e frutta secca di noci. Sorso fresco, ricco e di piacevole dinamicità. Il tannino fine ed elegante nel corso della degustazione lascia spazio ai sentori di erbe secche di timo, fieno e fruttate di marasca. Vino di grande eleganza nonostante la presenza di un corpo deciso e di un tenore alcolico importante.

ES, Gianfranco Fino Viticoltore. Primitivo di Manduria DOC 2016

Un vino che ricorda il calore del sud, nel quale le note di frutta di mirtillo e marasca sotto spirito si fondono con quelle di mirto e di cacao. Secco, caldo, balsamico e salmastro al tempo stesso. Ha grande forza e intensità a discapito della bevibilità.

Primitivo di Manduria DOCG Dolce Naturale, Attanaso Giuseppe. 2018

Decisa la concentrazione che troviamo nel calice. Bouquet intenso di prugna cotta, fico secco, frutta secca di mandorla e note di tabacco, alloro. Sorso appagante dove la croccantezza del frutto emerge nonostante la surmaturazione. Avvolgente e fresco regala momenti di grande piacevolezza.



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