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lunedì 13 luglio 2020

Conoscere i Colli Euganei: Abbazia di Praglia

Tradizione e innovazione

Giuseppe Conte

Abbazia di Praglia, incantevole luogo di culto, cultura, storia e architettura, ma anche modello di innovative tecniche enologiche ben gestite dai monaci Benedettini, o ottimamente coordinate dall’enologo Emanuele Lunardi. Sabato 4 luglio siamo stati calorosamente accolti da Emanuele e da Andrea Toffanin, che dopo aver portato i loro saluti e dei monaci, ci hanno accompagnato in un emozionante tour all’interno di questi splendidi luoghi sacri fino ad arrivare alle cantine: in particolare, siamo rimasti affascinati dalla barricaia ricavata da un’ex cisterna per l’acqua piovana raccolta e abilmente incanalata in una vasca naturale coperta di terra creta, argilla e sabbia. L’indispensabile riserva d’acqua è rimasta attiva fino al 1920, poi l’arrivo dell’acquedotto ha permesso un approvvigionamento idrico più comodo e funzionale alle necessità dei monaci. Questo incantevole ambiente, a temperatura e umidità costanti, è stato meticolosamente ristrutturato e si è conseguentemente scoperto che il pavimento in pietra, ancora oggi ben conservato, risale a più di 1000 anni fa.

In questa storica abbazia le tracce di produzione di vino risalgono al 1130; inoltre un trattato di Pietro de Cresenzi del 1304 identificava nella collina varietà di uve, garganega e schiava, a vite maritata.

Vicissitudini storiche molto travagliate hanno visto i monaci allontanarsi dall’abbazia nel 1810 in seguito all’invasione Napoleonica, esiliati poi anche in Istria nel 1867 in seguito all’annessione del Veneto al Regno d’italia; in seguito il ritorno in Italia, infine a Praglia durante il regime di Tito. Negli anni a venire molte furono le vocazioni: la comunità prese vigore e dal 1985 i cinque ettari all’interno delle mura cominciarono a dare i primi risultati in termini produttivi.

Nel 2011 iniziò la vera e propria enologia moderna, che prosegue tutt’ora e prevede un grande rispetto dell’ambiente pur in assenza di una certificazione biologica; potature verdi per garantire prodotti di qualità; in cantina, a parte la solforosa, sono banditi i coadiuvanti chimici.

Grande rispetto del consumatore con otto vini prodotti su undici ettari, che comprendono anche il cocuzzolo del monte della Madonna (500 m.s.l.m.) ,dove si produce un ottimo Pinot nero.

Non solo pinot nero ma anche vitigni di cabernet sauvignon, chardonnay, garganega, raboso piave, glera, in aggiunta a rondinella, corvina, corvinone e carmenere.

Oltre ai vini fermi anche 46.000 bottiglie di metodo classico da uve garganega, chardonnay e raboso piave vinificato in bianco ma anche un raboso piave in purezza sempre vinificato in bianco, con annate che vanno dal 2014 al 2019.

Tutta la filiera produttiva avviene all’interno dell’Abbazia, con ottimi risultati in termini di qualità e con prodotti già prenotati dall’Università di Padova per festeggiare gli 800 anni di fondazione.

Non poteva mancare la degustazione di cinque vini, che ben riassumono la filosofia produttiva di questa bella realtà dei colli Euganei.

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Primo vino: Domnus Abbas metodo classico brut nature.

Uve garganega, chardonnay, raboso. Vino non dosato con un’ottima brillantezza, bollicine fini e persistenti. Al naso profumi di frutta tropicale, fiori bianchi ma anche una nota di crosta di pane e biscotto. Ottimo l’equilibrio con una vivace freschezza e una piacevole scia sapida.

Secondo vino: Emeritus metodo classico extra brut.

Uve raboso 100% vinificate in bianco e 40 mesi sui lieviti per un vino che ha espresso un perlage vellutato e sottile. Olfatto elegante con sentori di pompelmo, erbe aromatiche e una avvolgente nota burrosa. Grande freschezza in bocca con un lungo finale minerale e leggermente astringente

Terzo vino: Pratálea bianco Veneto IGT.

Uve chardonnay e garganega e una piccola percentuale di moscato giallo. Si è presentato con una cristallina e luminosa veste di colore giallo paglierino pieno.

Profumi di mela croccante, fiori di biancospino e un tocco di salvia. In bocca avvolgente ed equilibrato con una morbidezza ben supportata dalla nota acida e sapida. Piacevole e con un finale leggermente agrumato.

Quarto vino: Colli Euganei fior d’arancio Sollemnis DOCG secco.

Uve moscato giallo che hanno espresso un naso ricco, con note di ananas e pera ma anche sentori di arancia, un tocco di fiori di zagara e gelsomino. In bocca vellutato e ben equilibrato dalla giusta freschezza con un delicato ritorno di erbe aromatiche.

Quinto vino: Colli Euganei Pratálea rosso Doc 2017.

Uve merlot 95% e raboso 5%.

Rosso rubino luminoso di buona consistenza. Olfatto intenso, con note di ciliegia e prugna, un tocco floreale con un ricordo di chiodi di garofano.

In bocca, piacevolmente equilibrato da una interessante morbidezza con un tannino presente ma ben integrato e con una freschezza che invoglia ad un altro sorso. Chiude con un delicato richiamo di frutta in confettura.

 

La mattinata si è conclusa con un gradito spuntino e con i dovuti ringraziamenti e complimenti, di Alberto Romanato, a tutta la comunità e in particolare ad Emanuele e Andrea per la loro disponibilità e competenza.

Prima del definitivo congedo non poteva mancare una capatina nello spaccio dell’Abbazia a coronamento di un ben riuscito evento e con la promessa di ritornare per scoprire altri segreti di questo incantevole luogo.

Foto a cura di Rossano Moretto

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