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Dalla redazione
martedì 7 gennaio 2020

Nel cuore delle Langhe

Cru del Barbaresco protagonisti di un’emozionante degustazione orizzontale

Vanessa Olivo

Il 5 dicembre 2019 ha avuto luogo un’interessante serata alla scoperta di una delle zone vinicole piemontesi più apprezzate e rinomate, ovvero quella del Barbaresco. Giancarlo Montaldo, stimato giornalista ed esperto di vino, già presidente dell’Enoteca Regionale del Barbaresco, nonché ex sindaco di Barbaresco, e Stefano Cipolato, sommelier del Bistrot de Venise, hanno accompagnato i presenti in un percorso di alto livello da un punto di vista formativo e qualitativo dei vini proposti.

Protagonisti alcuni cru figli della stessa annata, accurate interpretazioni di differenti espressioni territoriali, nonché di diverse concezioni produttive, con un filo conduttore comune: la ricercata raffinatezza e la piacevolezza di beva.

L'annata in questione è la 2016, caratterizzata da un inverno mite e povero di precipitazioni nevose, una primavera fresca con piogge concentrate tra aprile e maggio, e un’estate scostante ma con un finale di stagione rassicurante. L’autunno infine ha portato un clima stabile e ventilato.

Sui blocchi di partenza troviamo il Barbaresco Sanadaive 2016 – Azienda Agricola Adriano Marco e Vittorio. Granato luminoso e di buona trasparenza, cattura l’olfatto con note minerali e fruttate, sentore ferruginoso, mandarino cinese, caffè, pepe, grande verticalità. Sorso secco e fresco, accompagnato da un tannino elegante e piacevolmente astringente. Nel finale primeggiano note di pepe e polvere di caffè.

La serata è proseguita con il Barbaresco Vallegrande 2016 – Azienda Agricola Ca’ del Baio. Colore leggermente più carico del precedente, si propone con sentori di succulenta cilegia, argilla, amaretto, pepe, vaniglia, tono muschiato. Sorso largo e avvolgente, il tannino è evidente e porta una piacevole astringenza, si abbandona a una lunga persistenza con ritorni muschiati.

Terzo calice il Barbaresco Rabajà 2016 – Azienda Agricola Giuseppe Cortese che si esprime con un’esplosione di sensazioni: pot-pourri di frutta, ciliegia croccante, nota agrumata di mandarino, cenere, amaretto, foglia di thè, sentore leggermente polveroso, pepe, gambo di rosa. Al palato dimostra tutto il suo carattere, tannino sferzante che asciuga il palato, seguito poi da una nota sapida che lo riequilibra. Richiami finali di agrume e sentori pepati.

In successione il Barbaresco Gallina 2016 – Azienda Agricola Negro Giuseppe che si esprime su note speziate, anice stellato, argilla, rosa, gelatina di frutta. Sorso accompagnato da un tannino di fine estrazione, più fresco che sapido. Ritorni fruttati in chiusura.

È stato poi il momento del Barbaresco Ronchi 2016 – Azienda Agricola Ronchi che cattura l’attenzione con una gamma di profumi più stratificata: prugna, ciliegia matura, erbe aromatiche, rosmarino, tabacco biondo, legno di rosa, liquirizia, balsamico, arancia sanguinella. C’è da perdersi in questo calice. Il sorso è un susseguirsi di sensazioni in equilibrio tra loro, con una lunga persistenza che chiude con rimandi speziati.

A concludere il Barbaresco Serraboella 2016 – Azienda Agricola Paitin. Profumi di ciliegia, amaretto, note polverose e rocciose, argilla, anice stellato, rosa, cipria, pepe bianco. Sorso potente, con un tannino vigoroso che disidrata le papille. Un vino ancora giovane e irruento, che necessita di tempo per evolvere ed esprimere al meglio tutto il suo potenziale.

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